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Cessare l’attività e chiedere la pensione

 

Molti alla soglia del pensionamento (e qualche volta con largo anticipo) chiedono informazioni sui preparativi e sugli adempimenti da porre in atto per cessare l’attività presso l’Asl e per chiedere la pensione.

 

Riteniamo pertanto opportuno riassumere nelle seguenti note che cosa fare, in relazione a quanto previsto dall’Acnl e dalla normativa previdenziale P R E V I D E N ZA di Paolo Quarto PER MATURARE LA PENSIONE ORDINARIA DI VECCHIAIA OCCORRE SOLTANTO RAGGIUNGERE L’ETÀ PREVISTA DALLA NORMATIVA VIGENTE E CIOÈ, NELL’ATTUALE PERIODO TRANSITORIO, 66 ANNI E 6 MESI NEL 2015, 67 ANNI NEL 2016, 67 ANNI E 6 MESI NEL 2017 E INFINE DAL 2018, A REGIME, 68 ANNI mativa vigente e cioè, nell’attuale periodo transitorio, 66 anni e 6 mesi nel 2015, 67 anni nel 2016, 67 anni e 6 mesi nel 2017 e infine dal 2018, a regime, 68 anni. Non occorre possedere requisiti minimi di contribuzione: cessando l’attività all’età di vecchiaia (o successivamente), si maturerà comunque, qualunque sia l’anzianità contributiva nel Fondo, la pensione in misura proporzionale agli anni di contribuzione versata e all’attività svolta. Per anticipare il pensionamento rispetto alla vecchiaia, occorre invece possedere 35 anni di contribuzione effettivi, ricongiunti o riscattati, l’anzianità di laurea di 30 anni, e una età minima, nell’attuale periodo transitorio, pari a 60 anni e 6 mesi nel 2015, 61 anni nel 2016, 61 anni e 6 mesi nel 2017 e dal 2018, a regime, a 62 anni; oppure, a prescindere dall’età minima, occorre aver completato almeno 42 anni di contribuzione e 30 anni di anzianità di laurea. Per i requisiti minimi dei 35 o 42 anni conta non solo l’anzianità maturata nel Fondo Ambulatoriali, ma anche quella, eventualmente maturata negli altri Fondi Speciali dell’Ente (Fondo Generici, Fondo Specialisti Esterni, Fondo di Previdenza Generale – quota B per la libera professione) ovviamente riferibile ai periodi non coincidenti tra loro. Possono quindi essere valutati periodi di attività di sostituzione o di rapporti precari o a tempo determinato, coperti da versamenti contributivi nel Fondo Ambulatoriali e negli altri Fondi Speciali Enpam escludendo dal conteggio, quando non c’è continuità nell’attività, i mesi in cui non risultano accrediti. L’anzianità contributiva rimane acquisita anche se i contributi sono stati a suo tempo restituiti o abbiano già dato luogo a quote di pensione. Non possono però essere valutati, gli eventuali riscatti per studi universitari (laurea e specializzazione), effettuati negli altri Fondi Speciali, perché essi sono utili anche agli effetti dell’anzianità soltanto nel Fondo in cui il riscatto è stato richiesto. In caso di totalizzazione, occorre, per la pensione di vecchiaia, avere 65 anni e 3 mesi di età e 20 anni di contribuzione e, per la pensione di anzianità, nel 2015, almeno 40 anni e 3 mesi di contribuzione. Nel 2016 i due requisiti minimi saliranno rispettivamente a 65 anni e 7 mesi e a 40 anni e 7 mesi. Raggiunti questi requisiti, per la decorrenza effettiva della pensione totalizzata, si deve attendere però l’apertura della cosiddetta finestra di uscita, pari a ulteriori 18 mesi per la pensione di vecchiaia e a 21 mesi per la pensione di anzianità. La cessazione del servizio in queste ipotesi, deve essere pertanto coordinata con l’apertura della finestra di uscita in modo che la pensione possa decorrere dal mese successivo alla conclusione del rapporto lavorativo. FISSARE E PREANNUNCIARE LA DATA DI CESSAZIONE DELL’ATTIVITÀ L’intenzione di cessare l’attività per andare in pensione, deve essere comunicata alle Asl e/o all’Ente con cui si intrattiene il rapporto di lavoro. La comunicazione costituisce il preavviso di rinuncia all’incarico e al servizio, richiesto dalle norme contrattuali. Tenuto conto che la rinuncia ha effetto dopo 60 giorni dalla sua ricezione, gli specialisti convenzionati devono dare il preavviso almeno due mesi prima; i dirigenti medici ex ambulatoriali transitati a rapporto di dipendenza devono comunicarlo almeno tre mesi prima. Nello stabilire la data di cessazione, occorre aver presente che la pensione Enpam decorre sempre dal primo giorno del mese successivo a quello di cessazione dell’attività. È quindi opportuno indicare nel preavviso, come ultimo giorno di attività quello di fine mese (30, 31) in modo che la pensione possa decorrere dal mese successivo. Per essere chiari, nel caso in cui si scegliesse, ad esempio, un giorno di P R E V I D E N Z A rubriche 24 medical network 6 | 2015 P R E V I D E N Z A rubriche cessazione intermedio, la Asl corrisponderebbe la retribuzione fino a quel giorno. La pensione Enpam decorrerebbe soltanto dal mese successivo e rimarrebbero quindi scoperti da retribuzione e da pensione i rimanenti giorni del mese di cessazione. Il problema va tenuto presente in particolare quando si arriva ai 70 anni (età massima di collocamento a riposo). Se infatti, il giorno di compimento dell’età cade nei primi giorni del mese, conviene in genere (inviando il preavviso) rinunciare all’incarico con il 30 o il 31 del mese precedente per maturare la decorrenza della pensione subito dal 1° giorno dello stesso mese di compimento del 70° anno. Per comunicare il preavviso di rinuncia all’incarico alla Asl, si può indirizzare al Servizio che cura i rapporti con il personale convenzionato (ufficio del personale, unità operativa risorse umane, ecc. ecc.), a mezzo raccomandata A.R., una comunicazione del seguente tenore: ”Il sottoscritto dr … specialista ambulatoriale presso codesta ASL comunica l’intendimento di cessare il rapporto di lavoro con il giorno (30 o 31) del mese di … da considerare come ultimo giorno di servizio La presente comunicazione deve essere intesa quale preavviso di rinuncia all’incarico agli effetti dell’art 19 comma 1 del vigente Acnl”. Per i medici transitati a rapporto di dipendenza, è possibile utilizzare l’apposito modulo in genere predisposto dalla Asl. Le comunicazioni non devono essere inviate anche all’Enpam, che avrà notizia dell’avvenuta cessazione dell’attività con la presentazione della domanda di pensione da parte dell’iscritto. LA DOMANDA DI PENSIONE ALL’ENPAM Subito dopo la cessazione del servizio, si deve presentare la domanda di pensione all’Enpam avvalendosi dell’apposito modulo scaricabile dal sito della Fondazione, cliccando su “modulistica” e successivamente sulla finestra “prestazioni Fondi Speciali”. La pensione del Fondo Ambulatoriali a partire dal 2013 è determinata per gli specialisti convenzionati, in due quote di cui la prima è relativa agli anni di contribuzione fino al 2012 e la seconda agli anni dal 2013 in poi. Le due quote sono calcolate con modalità differenti le quali, per quanto concerne la prima quota di pensione, richiedono elementi e dati informativi particolari, non in possesso dell’Ente. La Fondazione chiede quindi che l’iscritto in sede di richiesta delle prestazioni, fornisca tali dati con una propria dichiarazione (sostitutiva di atto di notorietà), compilata secondo lo schema, egualmente scaricabile dal sito, e da allegare alla domanda di pensione. Poiché la prima quota di pensione è determinata in base al numero di ore lavorative effettuate (quelle da incarico e quelle ricavabili da compensi accessori comunque ricevuti e per i quali sono stati trattenuti e versati i contributi previdenziali), la dichiarazione richiesta all’iscritto (o la certificazione che le Asl dovranno fornire) serve ad acquisire i seguenti dati ed elementi riferiti agli anni di contribuzione fino al 2012: • la sequenza degli incarichi orari settimanali osservati (dal… al … e l’orario d’incarico); • i periodi di aspettative senza retribuzione (e quindi senza contribuzione); • il numero di ore di plus orario svolte o, per gli anni dal 2004 al 2012, i compensi per esse percepiti; • il numero di ore di prestazioni extra moenia o per gli anni dal 2004 i compensi per esse percepiti; • le sostituzioni effettuate con l’indicazione delle ore di lavoro; • le somme percepite per indennità di coordinamento di branca, anno per anno fino al 2012; • i compensi particolari, assoggettati a contribuzione, percepiti per programmi e progetti obiettivo premi, incentivazioni ecc.; • il compenso unitario spettante per un’ora di lavoro in ciascuno degli anni dal 2004 al 2012 (compenso base + quota di ponderazione + quota individuale di anzianità + Air). Come già accennato, l’acquisizione dei dati suddetti consente di ricavare il numero di tutte ore di lavoro effettive e virtuali svolte dallo specialista, per le quali è stata versata la contribuzione previdenziale e su cui, in base al regolamento, deve essere elaborato il calcolo della prima quota di pensiomedical network 6 | 2015 25 L’INTENZIONE DI CESSARE L’ATTIVITÀ PER ANDARE IN PENSIONE, DEVE ESSERE COMUNICATA ALLE ASL E/O ALL’ENTE CON CUI SI INTRATTIENE IL RAPPORTO DI LAVORO. LA COMUNICAZIONE COSTITUISCE IL PREAVVISO DI RINUNCIA ALL’INCARICO E AL SERVIZIO, RICHIESTO DALLE NORME CONTRATTUALI ne per gli anni di contribuzione fino al 2012. L’iscritto che non è in grado o comunque non può o non riesce a fornire direttamente i dati richiesti, può chiedere (contrassegnando l’apposita casella di scelta riportata nel modulo di domanda) agli uffici Enpam di reperirli presso la Asl o le Asl con cui si è svolto il rapporto convenzionato. In questa ipotesi, tenendo conto dei tempi di risposta della Asl, la definizione della pratica di pensione potrebbe subire un maggiore ritardo rispetto ai tempi tecnici previsti normalmente, pari a circa tre mesi. Per gli ex ambulatoriali transitati alla dipendenza la dichiarazione sostitutiva da allegare alla domanda di pensione non prevede l’indicazione di dati relativi alle ore di lavoro svolte, ma semplicemente la precisazione dei periodi di svolgimento dell’attività e di eventuale sospensione dell’attività e di mancato versamento dei contributi previdenziali. Per tali iscritti, infatti, il calcolo della pensione non è basato sul numero di ore di lavoro effettuate ma sulle retribuzioni percepite nel corso degli anni e il sistema informativo dell’Ente possiede già tutti i dati utili per determinare la misura della pensione maturata.